VALERIANA

VALERIANA

(Valeriana officinalis L.)

Antispasmodica, sedativa, ipnotica, ansiolitica, carminativa e febbrifuga.

STORIA
Dal latino “valere”= star bene; le sue radici hanno un odore “riconoscibile” per la formazione, durante l’essiccamento, di acido isovalerianico. Conosciuta sia dai Greci che dai Romani, la chiamarono “Phu” o “Fu”; è citata da Plinio e Dioscoride (I sec. d.C.) ed è descritta botanicamente nel IX-X sec. d.C. da Isacco il Giudeo, medico ebreo alla corte degli Aghlabiti di Qairawān, e poi del primo califfo fatimida Ubaidallāh al-Mahdī. Nel Medioevo, in Gran Bretagna, ha goduto di un passato glorioso poiché fruibile come alimento per le classi povere del Nord. Si diffuse peraltro una strana abitudine: inserire una radice di Valeriana alla stregua di profumatore del vestiario!
Nel 1450 Saladino da Ascoli, medico del principe di Taranto Giovanni Orsini del Balzo, diresse una spedizione di raccolta delle radici in Agosto (testimoniato dal Compendium Aromatarorium – 1488). Secondo osservazioni di tipo fitochimico, si è visto che Valeriana possiede una maggiore quantità di principi attivi se raccolta in altura piuttosto che in pianura. La sua azione è diretta al SNC: facilità l’induzione del sonno e ne migliora la qualità, specialmente sul lungo periodo, per diminuzione del tempo di latenza di addormentamento. Gli studi condotti finora suggeriscono che non esiste un singolo principio curativo ma è il fitocomplesso ad esercitare le azioni desiderate. E’ stato però dimostrato che la valeriana determina un aumento dei livelli di GABA nel SNC: inibisce il catabolismo del GABA°, agendo sull’enzima GABA-Transaminasi, che inibisce il processo di ricaptazione e ne aumenta la sintesi. L’azione sedativa avviene perciò su diversi siti del sistema GABAergico. Esiste una differenza fisiologica nei meccanismi d’azione delle benzodiazepine (BDZ), farmaci di sintesi abusati dalla moderna società, rispetto agli estratti di Valeriana: i primi coinvolgono tutto il sistema limbico (Ippocampo, talamo, ipotalamo ed amigdala) mentre i secondi attivano la formazione reticolare. Medici esperti in tutto il mondo sono in grado di ridurre progressivamente per sostituzione l’uso delle BDZ. È possibile che l’incostanza degli effetti osservati con preparazioni di valeriana sia da riferirsi all’instabilità dei diversi principi attivi: se le temperature di preparazione superano i 40° e se il pH è inferiore a 3 i valepotriati si perdono; si notano comunque le attività citate, a conferma della polivalenza della droga.

DROGA
Radice.

COSTITUENTI ATTIVI
Olio essenziale (0.2- 2,8%): mono e sesquiterpenoidi, acetato di bornile (>%) e β-cariofillene, acido valerenico°, valerenale, valeranone. Esistono 4 chemiotipi principali secondo la composizione dell’o.e.: valeranone, valerianolo, criptofuranolo e valerenale; valepotriati* (0.8-1.7%): come valtrato e isovaltrato che decompongono a baldrinali. Glicosidi flavo-iridoidici: valerosidato; sesquiterpeni ciclopentanici: valerenale, valerenolo, estere isovalerato, estere esanoato, acetossivalerenato. Alcaloidi (0.05-0.1%): actinidina, 8-metossiactinidina, naftiridilmetilchetone. Composti vari: GABA, acido isoferulico, FFA e flavonoidi (a titolo e composizione variabile: der. dell’esperidina*, der. della linarina* e flavon-6-met-apigenina^) (2004).

USO DELLA TISANA
Stati d’ansia ed ipereccitabilità, insonnia, spasmi addominali, turbe della menopausa, eccitabilità nervosa e tachicardia nervosa.

DOSE CONSIGLIATA
Nevralgie e mal di testa associabili a nervosismo, 25g/L di droga in acqua bollente. Come neurotonico: macerato, 10g di droga in 200ml di acqua per 12 ore. Nelle due ore successive alla somministrazione, si assiste ad un calo della vigilanza, per cui è sconsigliato mettersi alla guida in questa situazione.

DROGHE ASSOCIATIVE
Tutte le droghe ad azione sedativo-ipnotica e contrastanti l’ansia, quali: Melissa officinalis, Crataegus oxyacantha, Passiflora incarnata ed Eschscholtzia californica. In caso di nervosismo: Humulus lupulus, Avena sativa e Crataegus oxyacantha.

PRECAUZIONI D’USO
La droga e i suoi derivati sono dotati di scarsissima tossicità acuta alle dosi d’impiego. A dosi eccessive e per uso prolungato, si segnalano emicrania, insonnia, eccitabilità, diminuzione della frequenza cardiaca, aumento della pressione. I valepotriati con il tempo si decompongono: una tintura di valeriana conservata per 1-2 mesi è meno tossica di una appena preparata. La valeriana è controindicata nei cardiopatici. Evitare l’uso, senza controllo medico, negli anziani e nei bambini con età inferiore ai 3 anni. Porre particolare attenzione in soggetti in trattamento con antidepressivi, antiepilettici, antistaminici e se si consumano abitualmente bevande alcoliche, per effetto additivo. Poiché la Valeriana prolunga il sonno indotto dai barbiturici, non deve essere assunta nei giorni precedenti un intervento chirurgico con anestesia.